Cos’è la vulvodinia: i sintomi, le possibili cure e tutte le cose da evitare


La vulvodinia è una patologia femminile definita “invisibile” dal momento che non è ancora molto conosciuta e non è facile da diagnosticare.

Cos’è la vulvodinia

Come facilmente ricavabile dal nome di questa patologia, la vulvodinia interessa principalmente la vulva, ossia la terminazione e l’apertura esterna degli organi genitali femminili esterni. Questa si trova nella parte anteriore del perineo. Questa particolare condizione è dovuta alla crescita disordinata di piccole terminazioni nervose a livello vulvare.

I principali sintomi della vulvodinia sono dolore, bruciore, irritazione, secchezza, sensazione di abrasione a livello vulvare, tensione, sensazione simile a punture di spillo, disepitelizzazione, percezione di avere tagli sulla mucosa, gonfiore e fastidio. Come abbiamo detto si tratta di una diagnosi non semplice dal momento che questa condizione patologica non determina nessuna lesione fisica riconoscibile, eccezion fatta per l’arrossamento del vestibolo.
Infatti, capita spesso che la diagnosi di vulvodinia arrivi soltanto in seguito all’esclusione di altri problemi vulvovaginali.

Dolore da vulvodinia

Come abbiamo detto, uno dei principali sintomi della vulvodinia è un dolore percepito in maniera generalizzata o localizzata nella regione vulvare. Nel primo caso si avrà un dolore che interessa tutta l’aera vulvare. Nel secondo, il dolore sarà localizzato in zone ben precise: qui si parla più nello specifico di vestibolodinia, un tempo definita anche vestibulite vulvare. Se, nello specifico, il dolore interessa la zona clitoridea, si parlerà di clitorodinia.

In realtà, dal momento che, come abbiamo già detto, si tratta di una patologia ancora non particolarmente conosciuta, non è ancora ben chiaro se queste condizioni siano manifestazioni della stessa malattia.
Un’ulteriore distinzione delle tipologie di vulvodinia è tra spontanea e provocata. Nel primo caso si tratta di un dolore che si presenta anche in assenza di stimolazione; nel caso di vulvodinia provocata, invece, il dolore è frutto di un contatto.

Le possibili cause

Nonostante sia stato stimato che in Italia almeno il 15% delle donne soffra di vulvodinia, non è ancora chiaro quale sia il fattore scatenante di questa condizione patologica. Motivo principale per cui non è affatto facile studiare una cura per questo problema.
Tra le possibile cause ipotizzate vi sono: l’utilizzo di contraccettivi orali, allergia, sensibilità a sostanze chimiche o organismi che si possono trovare nell’ambiente, tensione cronica o spasmi dei muscoli dell’area vulvare, infezioni batteriche o micotiche vaginali e vescicali, ferite, predisposizione genetica alle infiammazioni, lesioni del nervo pudendo dovute al parto a o traumi, ipercontrattilità vulvo-perineale, abuso di antibiotici, traumi, alterazioni genetiche, traumi derivanti da rapporti sessuali, visite o interventi chirurgici ginecologici, come la labiectomia.

Curare la vulvodinia

Come abbiamo detto non esistono al momento cure specifiche per questa condizione, ma ci sono abitudini che possono aiutare le pazienti a minimizzare il dolore ed a non accentuare le infiammazioni. In particolare è preferibile:

  • utilizzare biancheria intima in cotone, non sintetica e abiti larghi;
  • evitare di utilizzare irritanti vulvari, come lavande, shampoo, profumi, detergenti;
  • lavarsi solo con acqua, senza sapone;
  • evitare di immergersi in mare;
  • utilizzare assorbenti esterni di cotone;
  • avere un’adeguata lubrificazione nei rapporti sessuali;
  • asciugare la vulva dopo la minzione.

Se si ha necessità di dover ricorrere ai farmaci, invece, si può scegliere farmaci per uso topico, orali, e iniettabili che includono anestetici, soprattutto anestetici in crema da applicare prima dei rapporti sessuali.
Inoltre, sono consigliati anche estrogeni, antidepressivi triciclici coadiuvati in forma topica o sistemica. Naturalmente, gli antidepressivi triciclici, e in particolare la amitriptilina, non vengono utilizzati a dosaggi psichiatrici, bensì a dosaggi di gran lunga inferiori. Per tali farmaci, hanno dimostrato che in piccole quantità svolgono un’attività antinfiammatoria sulle fibre nervose e una funzione analgesica.