UEFA Nations League: la porta di servizio per Euro 2020


Che sapore ha la novità di questa nuova competizione europea, la UEFA Nations League? Al palato sembra ancora indistinguibile, sorprende l’inedita formula, compiace il ritorno ad un gran numero di scontri tra le vecchie grandi del vecchio continente, ma persiste il retrogusto amaro di sapere che è solo una sfida amichevole.

Nel vivo della UEFA Nations League

Entrata nel suo vivo la nuova rassegna ha già visto definirsi con una certa chiarezza gli equilibri di forza all’interno dei vari gruppi, ma mentre il gioco è andato avanti qualche telespettatore (forse più di “qualche”) si sta ancora chiedendo dove tutto questo, usando parole semplici, vada a parare.

D’altronde, lo ha detto anche lo stesso direttore delle competizioni UEFA, Giorgio Marchetti, che nell’immaginario comune è colui che estrae le palline durante i sorteggi di Champions ed Europa League: “Se lo guardi bene capirai che è uguale al sistema usato della leghe dei campionati per club. Certo necessita di una spiegazione, che tutti ci si focalizzino, ma non direi che è particolarmente complicato” così ha risposto alla domanda di un giornalista della BBC che gli chiedeva qualche informazione in più sul regolamento del neonato torneo UEFA Nations League.

Regolamento e ranking

Sarà meglio cominciare allora proprio dalla parte che si presenta ancora come più nebulosa al pubblico: il regolamento. Marchetti ha ragione, può sembrare cervellotico ma in effetti segue una sua giusta logica. Le nazionali afferenti alla UEFA sono ben 55, le europee più Armenia, Azerbaijan, Cipro, Georgia, Israele, Kazakistan, Russia e Turchia. Tra le prime e le ultime c’è molta differenza di qualità, i campionati in cui militano i calciatori delle più forti sono i più competitivi al mondo, per le nazionali più piccole possiamo invece parlare di carattere semi-amatoriale (le isole Faerøerne convocano calciatori che fanno i pescivendoli).

Il primo e principale motivo per tener su tutta la Nations League è essenzialmente questo: far competere ogni squadra con un degno rivale. Con la formula adottata per la definizione dei gironi non dovremmo più vedere goleade umilianti, o almeno non saranno già annunciate. Le squadre sono state divise in 4 leghe da quattro gironi cadauna, l’ordine utilizzato è stato quello del ranking UEFA riferito alle compagini nazionali dopo il mondiale in Russia, il risultato è stata questa formulazione.

Lega A:

Gruppo 1: Olanda, Francia, Germania; Gruppo 2: Islanda, Svizzera, Belgio; Gruppo 3: Polonia, Italia, Portogallo; Gruppo 4: Croazia, Inghilterra, Spagna.

Lega B:

Gruppo 1: Repubblica Ceca, Ucraina, Slovacchia; Gruppo 2: Turchia, Svezia, Russia; Gruppo 3: Irlanda del Nord, Bosnia, Austria; Gruppo 4: Danimarca, Eire, Galles.

Lega C:

Gruppo 1: Israele, Albania, Scozia; Gruppo 2: Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria; Gruppo 3: Cipro, Bulgaria, Norvegia, Slovenia; Gruppo 4: Lituania, Montenegro, Serbia, Romania.

Lega D:

Gruppo 1: Georgia, Lettonia, Kazakistan, Andorra; Gruppo 2: Bielorussia, Lussemburgo, Moldavia, San Marino; Gruppo 3: Azerbaijan, Faerøerne, Malta, Kosovo; Gruppo 4: Macedonia, Armenia, Liechenstein, Gibilterra.

Le squadre che arriveranno ultime nei loro gironi in lega A disputeranno la prossima edizione retrocesse in lega B, lega dalla quale saranno promosse le prime classificate. Con questo sistema ci sarà una sorta di mescolamento tra le squadre in lega A e quelle in B, lo stesso tra quelle in C e in D, ma difficilmente vedremo un match tra i campioni del mondo francesi e Malta, a meno che i primi non cadano in disgrazia o i secondi diventino fenomeni.

La porta di servizio dell’Europeo

Per aggiungere un po’ di pepe alla sfida la federazione ha aggiunto un plus alla competizione: tramite essa 4 squadre guadagneranno l’accesso ai prossimi Europei del 2020, i primi che si disputeranno in ben 12 città diverse di diverse nazioni (come elogio dello spirito europeo in onore della sessantesima edizione del campionato).

Come avverrà la selezione? Le prime classificate di ogni gruppo si sfideranno in un play-off per la conquista della qualificazione; qualora la squadra arrivata prima si sia già qualificata per gli europei cederà il posto alla prima non classificata della lega scelta in base al ranking. La vincitrice dei play off andrà agli europei, una squadra per ogni lega. Questo significa che due squadre tra quelle della lega C e D andranno a Euro 2020 (ovvero due squadre tra le ultime 31 del ranking UEFA).

Più investimenti per il salto di qualità

A prescindere da quale successo, in termini di pubblico, avrà complessivamente questa edizione va detto che gli investimenti per il momento non sono quelli di una grande competizione. Consideriamo che la Champions League gode di un montepremi che arriva quasi a 2 miliardi di euro (il torneo più ricco del continente).

Il montepremi totale della Nations League è pari a 76,2 milioni di euro, distribuito a pioggia su tutte le partecipanti in questo modo: 1,5 milioni di euro alle squadre della prima lega; 1 milione per quelle della lega B; 750 mila euro per la C; 500 mila euro alla D. Chi vince il girone raddoppia il premio. Per le finaliste: alla quarta vanno 1,5 milioni di euro, alla terza 2,5, alla seconda 3,5, alla prima 4,5. Arrivare in vetta significa guadagnare 7,5 milioni di euro totali. Molti giocatori delle squadre di prima fascia guadagnano annualmente più di questa cifra.

Per rimpolpare la casse si spera in un buon successo di pubblico che faccia incrementare i diritti tv, di sicuro chi ha investito senza remore per ora sono i bookmaker, ben contenti di poter allibrare con maggior equilibrio le sfide tra nazionali del calcio europeo, i palinsesti degli operatori scommesse sono già aggiornati su tutti gli avvenimenti della UEFA Nations League.