Pap test, come si esegue e quando è necessario farlo


Il PAP test è utilizzato nello screening per la prevenzione del tumore della cervice uterina provocato dal papilloma virus umano. Questo viene comunemente chiamato anche “striscio cervicale” e si esegue durante la visita ginecologica. In particolare, con questo esame si analizzano le cellule che rivestono il collo dell’utero per identificare eventuali anomalie.
Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

A cosa serve il PAP test?

Il PAP test viene usato molto nello screening quanto nella diagnosi, attualmente insieme ad un altro esame: l’HPV DNA-test .

Infatti, viene raccomandato nella prevenzione secondaria dell’infezione da papilloma virus umano, noto anche con la sigla HPV (Human Papilloma Virus). Questa infezione, che si trasmette soprattutto attraverso i rapporti sessuali, nella maggior parte dei casi è transitoria. Solo in alcuni rari casi può provocare l’evoluzione in lesioni precancerose o tumorali, come il cancro alla cervice uterina.
Dato che non esistono farmaci per curare questa infezione, bisogna prevenirla. In questo modo si riduce il rischio sia di cancro al collo dell’utero sia di altri tipi di cancro correlati all’HPV.

Per la prevenzione primaria oggi abbiamo a disposizione il vaccino, che è efficace nel prevenire oltre il 90% di tutti i tumori provocati dall’HPV.

Invece, il PAP test e l’HPV DNA-test sono impiegati per la prevenzione secondaria, ossia per individuare in modo precoce eventuali lesioni precancerose.

Riassumendo, il PAP test non serve a prevenire l’infezione da HPV (per questo c’è il vaccino), ma a individuare eventuali lesioni provocate da questa infezione.

Pap test per prevenire il cancro della cervice uterina

È un tumore che colpisce quella parte dell’utero che sporge in vagina, chiamata anche collo dell’utero, motivo per cui questo tipo di tumore si chiama anche “del collo dell’utero”. A provocarlo è lo sviluppo incontrollato di alcune cellule costitutive dell’utero stesso.

Si tratta della prima forma di tumore riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile a un’infezione. È infatti provocato nella quasi totalità dei casi da un’infezione genitale da HPV.

Tuttavia, se individuato e trattato precocemente, può essere curato con successo. Altrimenti, se non si interviene con una terapia, il tumore può diffondersi in altre parti del corpo e può portare anche al decesso.

Come si esegue il PAP test

Si esegue con la visita ginecologica, durante la quale il medico introdurrà nella vagina lo speculum. Questo strumento dilata leggermente l’apertura vaginale in modo da favorire il prelievo. Dopodiché, il ginecologo preleva un campione di cellule dal collo dell’utero e dal canale cervicale, introducendo nella vagina una piccola spatola, una spazzolina di plastica o un bastoncino cotonato.

Successivamente, questo campione viene esaminato al microscopio, presso un laboratorio, per rilevare eventuali segni di anomalie delle cellule.

L’esame è veloce (dura al massimo 4-5 minuti) e indolore. Tuttavia, alcune donne possono avvertire un leggero fastidio o disagio provocato più dalla visita ginecologica che dal prelievo in sé.

Quando fare il PAP test

Alle donne è raccomandato di eseguire l’esame con una cadenza regolare di 3-5 anni, salvo indicazioni diverse del medico.

Nel programma di screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero, il pap test è considerato il test primario per le donne sotto i 30 anni. Invece, è utilizzato come test di completamento nello screening con HPV DNA-test primario, che si rivolge alle donne sopra i 30 anni di età.

In pratica, in quest’ultimo caso, il pap test è utilizzato per selezionare, tra le donne risultate positive all’HPV DNA-test, quelle che dovranno fare esami di approfondimento immediato: quelle donne cioè che hanno avuto il risultato positivo sia dell’HPV DNA-test sia del PAP test.

Mentre chi ha avuto un HPV DNA-test positivo ma un PAP test negativo, dovrà effettuare un controllo a distanza di 1 anno.

Come leggere i risultati

Dopo aver effettuato l’esame, in pochi giorni ti verrà comunicato il risultato, che potrà essere:

• PAP test negativo: non sono state trovate cellule anomale. Anche in caso di risultato negativo, possono però essere riscontrati microrganismi o modificazioni cellulari di natura benigna, per esempio associati a infiammazione, radioterapia, dispositivi intrauterini (come la spirale) o atrofia. Ad ogni modo, anche la presenza di microrganismi non indica infezione e questa andrà accertata con altri esami di rilevazione microbiologica.

• PAP test positivo: in questo caso sono state trovate delle cellule anomale. Ma un risultato positivo non vuol dire che hai il cancro della cervice. Però bisogna effettuare degli altri esami (per esempio la colposcopia o la biopsia) per capire il tipo di alterazione delle cellule.

PAP test positivo: come interpretarlo

Qui di seguito riportiamo i principali termini utilizzati in caso di risultato positivo del Pap test e cosa indicano.

  • Cellule squamose atipiche di significato indeterminato: le cellule squamose sono quelle che rivestono il collo dell’utero e sono così chiamate perché nella parte più superficiale sono appiattite e disposte l’una sull’altra come fossero squame di pesce. In genere queste alterazioni sono raramente riconducibili a lesioni importanti del collo dell’utero, ma necessitano comunque altri esami di approfondimento.
  • Lesione squamosa intraepiteliale di basso o alto grado: le cellule analizzate possono essere precancerose. Se le lesioni sono di basso grado (in genere le più frequenti modificazioni cellulari che si riscontrano) vuol dire che la dimensione, la forma e altre caratteristiche delle cellule suggeriscono la presenza di una lesione precancerosa, ma che potrebbero passare anni prima che diventi un tumore. Al contrario, se le alterazioni sono di alto grado, c’è un’elevata possibilità che le lesioni diventino un tumore più velocemente e in questo caso è necessario eseguire ulteriori esami.
  • Cellule ghiandolari atipiche: in questo gruppo rientrano tutte le modificazioni delle cellule ghiandolari (endocervicali, endometriali o di cui non è possibile individuare la sede). Le cellule ghiandolari sono quelle che rivestono la parte più interna dell’utero e producono muco. Se si presentano in modo atipico non è chiaro se possono essere cancerose, per cui sono necessari ulteriori accertamenti.
  • Carcinoma a cellule squamose o adenocarcinoma: in questo caso le modificazioni delle squamose o delle cellule ghiandolari (nel caso di adenocarcinoma) indicano la possibile presenza di un tumore. Sono necessari altri esami diagnostici di approfondimento.