Che cos’è il trasferimento d’azienda e com’è regolato dalla legge?


Il trasferimento d’azienda o di un ramo d’ azienda rientra nelle ipotesi di decentramento produttivo. Vediamo com’è regolato dalla legge.

La disciplina del trasferimento dell’azienda comporta una modificazione soggettiva del rapporto di lavoro dal lato datoriale, il quale comporta che il lavoro venga proseguito allo stesso modo presso lo stesso cessionario e predispone una garanzia dei diritti già maturati dai lavoratori coinvolti che vincola sia il cedente che il cessionario dell’azienda.

Di questa particolare situazione dell’azienda se ne occupa l’art. 47 della legge 428/1990.
Questa legge stabilisce che un imprenditore che abbia intenzione di effettuare, come previsto dell’art 2112 c.c., un trasferimento d’azienda in cui sono occupati più di quindici lavoratori, debba prima di stipulare un contratto di cessione insieme all’acquirente e darne comunicazione per iscritto, con una previsione di almeno venticinque giorni, alle rispettive rappresentanze sindacali ed alle rispettive associazioni di categoria.
Nel caso in cui non dovessero esserci delle rappresentanze sindacali, la comunicazione deve essere inoltrata alle rappresentanze aziendali. La comunicazione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale.

Ma cosa deve contenere al suo interno questa comunicazione? Sono principalmente tre le informazioni che devono essere inserite al suo interno:

  • la motivazione che ha portato l’azienda a decidere il trasferimento
  • le conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori in seguito al trasferimento
  • le eventuali misure previste nei confronti di questi ultimi

Nel caso in cui ci siano delle rappresentanze sindacali, queste hanno la possibilità di chiedere all’azienda ulteriori spiegazioni entro sette giorni in un esame congiunto.
Per esame congiunto si intende incontro all’interno del quale le rappresentanze sindacali possono fare tutte le domande necessarie chiarificatrici.

Può succedere, però, che i datori di lavoro decidano di non accettare l’esame congiunto e questo comporta alcune importanti conseguenze: i sindacati potranno attivare un azione davanti al giudice il quale, in caso di sussistenza di particolari presupposti, può portare ad una sanzione verso l’imprenditore.

Bisogna, inoltre, tenere presente che il trasferimento d’azienda non ha ad oggetto unicamente i beni aziendali: questo comporta anche la cessione all’acquirente dell’azienda (o all’usufruttario/conduttore) degli eventuali rapporti contrattuali i quali assicurano all’imprenditore lo svolgimento della propria attività d’impresa. Dunque, come spiegato nel primo comma dell’art. 2558 c.c. «se non è pattuito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale».
Questa particolare norma introduce un particolare principio di successione secondo il quale il lavoratore non viene licenziato ma conserva tutti i diritti precedentemente acquisiti. Allo stesso modo sia l’alienante che l’acquirente sono obbligati in solido, per tutti i crediti che il lavoratore aveva ai tempi del trasferimento.
Inoltre, l’acquirente è tenuto ad applicare i trattamenti economici normativi, previsti dai contratti collettivi anche aziendali vigenti alla data del trasferimento, fino alla loro scadenza, a meno che questi non siano sostituiti da altri contratti collettivi applicabili all’impresa dell’acquirente.