Il lavoro a chiamata: ecco come funziona e come viene regolato


Il mondo del lavoro è sempre in continuo cambiamento, soprattutto per quanto riguarda la sua regolamentazione e tutto ciò che lo circonda. Una tipologia che negli ultimi mesi, anzi anni, sta andando sempre più “di moda” è il tipico lavoro a chiamata, ovvero quando viene assunto un lavoratore per prestazione con una frequenza non determinata e continua; a tutti gli effetti è un lavoro subordinato, con il datore di lavoro che può scegliere tempi e modi. Inoltre esistono due tipologie, quello con garanzia dove percepisci una somma di denaro in periodo di inattività (e sei obbligato a rispondere presente alla chiamata) e quello senza garanzia (ma che ti permette di rifiutare la chiamata).

Il contratto di lavoro a chiamata, denominato in molti casi anche come contratto intermittente, deve rispettare determinati requisiti:

  • dev’essere indicata la durata (tempo determinato o indeterminato)
  • la causa del lavoro intermittente
  • preavviso di chiamata
  • modalità di chiamata
  • dove si svolge il lavoro
  • come si svolge il lavoro
  • retribuzione ed indennità di indisponiblità

Secondo il Jobs Act si può applicare il contratto a chiamata in determinati casi:

  • per lavoratori che abbiano meno di 24 anni o che hanno già compiuto i 55 anni di età
  • per esigenze di lavoro discontinuo o intermittente secondo quanto scritto all’interno dei contratti collettivi nazionali (CCNL)

La durata del contratto di lavoro a chiamata non può superare le 400 ore giornate nel giro di tre anni sotto lo stesso datore di lavoro. Le uniche eccezioni riguardano i settori dedicati al turismo, agli esercizi pubblici e dello spettacolo. Inoltre si possono stipulare più contratti a chiamata in contemporanea purché rispettino il principio della non concorrenza tra loro.
Secondo l’articolo 14 del D.Lgs 81/2015 ci sono dei casi in cui non si possono attuare questi contratti:

  • per sostituire dei lavoratori che al momento si trovano nello stato di sciopero
  • quando le imprese non hanno effettuato la valutazione dei rischi in maniera di sicurezza del lavoro
  • in unità produttive in cui si è preceduto, nei sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi, sospensioni o riduzioni di orario che interessino lavoratori che sono adibiti alle stesse mansioni

L’unico problema legato a questa tipologia è quello della conclusione. Anche per i contratti a chiamata dev’esserci un minimo di preavviso e non può essere interrotto da un giorno all’altro. Se il contratto è di tipo indeterminato il datore potrà licenziare il lavoratore rispettando i soliti termini, mentre se è a tempo determinato servirà anche il motivo di giusta causa.